“Senza emozione, è impossibile trasformare le tenebre in luce e l’apatia in movimento”.
(Carl Gustav Jung)

Nella quotidianità l’uomo prova una vasta gamma di emozioni in risposta a stimoli esterni, ma cosa sono precisamente le emozioni? Qual è la loro funzione? E come possiamo migliorare la loro gestione? Vediamolo nell’articolo di questa settimana proprio sulle emozioni.

A cosa pensate quando si parla di emozioni? Vi verranno in mente le “farfalle nello stomaco” quando vedete la ragazza o il ragazzo che vi piace, la vostra espressione triste quando qualcuno vi ha fatto un torto o quando siete scappati da una situazione pericolosa. Tutti noi sappiamo cosa si intende per emozione ma diventa più complicato darne una definizione precisa ed esaustiva, infatti non esiste ancora una definizione di emozione condivisa, possiamo comunque considerare due aspetti fondamentali delle emozioni.

Le emozioni sono processi multicomponenziali perché coinvolgono contemporaneamente diversi aspetti dell’individuo: il livello cognitivo, comportamentale, fisiologico ed espressivo;
Le emozioni hanno una funzione adattiva perché ci permettono di reagire immediatamente ad una sollecitazione esterna (ambientale).

Facciamo una precisazione importante: le emozioni non sono stati d’animo, non sono un sentimento, né affetto.

Una definizione sufficientemente completa è la seguente: le emozioni sono esperienze soggettive complesse di breve durata che portano a cambiamenti a livello cognitivo, comportamentale, fisiologico ed espressivo ad alta intensità.

Come funzionano le emozioni?
Abbiamo visto che le emozioni coinvolgono diverse componenti, che si attivano in sequenza per arrivare a dare una risposta adeguata ad uno stimolo esterno:

Evento esterno
Valutazione della rilevanza dell’evento (evento piacevole o spiacevole)
• Attivazione fisiologica
Modulazione delle manifestazioni espressive

• Preparazione e azione.

L’emozione si attiva a partire da un evento esterno che ci investe, innanzitutto è necessario effettuare una valutazione della rilevanza dell’evento (componente cognitiva), successivamente l’organismo, il nostro corpo, si predispone per dare una risposta adeguata alla situazione (attivazione fisiologica), la nostra espressione modula l’esibizione esterna dei vissuti che esperiamo in risposta alla situazione stimolante (componente espressiva) e infine c’è una reazione allo stimolo esterno, legata anche alla motivazione che ci spinge ad agire (componente comportamentale). Questo processo ci fa capire che l’emozione non è un’attivazione caotica, irrazionale e imprevista che si sopraffà ma nasce da un processo lineare e parzialmente controllato.

Per comprendere meglio questo processo possiamo pensare ad una situazione: vado a fare un giro in città e mi rubano il portafoglio, sono arrabbiato, questo evento è rilevante e spiacevole per me, mi aumenta il battito cardiaco, voglio sia fatta giustizia e ritrovare il mio portafoglio quindi vado dalla polizia a denunciare l’accaduto.

Un’espressione condivisa
Due teorici delle emozioni, Ekman e Friesen (1969) hanno approfondito l’espressione facciale delle emozioni, riprendendo i passi di Darwin che osservò una certa universalità nella mimica dei primati superiori, simile a quella degli uomini. Partendo da questo assunto i due autori hanno dimostrato l’universalità delle espressioni facciali delle emozioni basilari (felicità, sorpresa, rabbia, disgusto, paura e tristezza).
Interessante un esperimento condotto da Ekman e Friesen su questo argomento condotto nel 1972 a livello interculturale. Sono state mostrate 6 fotografie associate alle emozioni di base a 21 gruppi di soggetti residenti in Paesi differenti, sia orientali che occidentali, con il compito di associare viso ed emozione corrispondente. Risultò che in tutti gli Stati i soggetti avevano associato le emozioni di felicità, tristezza e disgusto alla stessa espressione facciale, tuttavia c’era alta concordanza anche per le rimanenti emozioni.

A cosa servono le emozioni?
Le emozioni hanno tre funzioni basilari:
1. Ci preparano ad agire fisicamente: abbiamo detto che sono risposte rapide e involontarie che ci portano ad agire per tutelare la nostra sopravvivenza. Pensiamo al caso in cui stiamo attraversando una strada e sopraggiunge a tutta velocità un’auto che sembra non volersi fermare, grazie all’emozione reagiamo immediatamente risparmiando tempo nella presa di decisione e probabilmente cambiamento l’esito dell’eventuale impatto.
2. Comunicazione interpersonale: grazie alle espressioni facciali, i nostri gesti, toni e azioni che modifichiamo in base all’emozione che proviamo gli altri possono riceve importanti messaggi sul come stiamo
3. Comunicazione intrapersonale: grazie alle emozioni possiamo comunicare anche a noi stessi informazioni relative al come stiamo e a che punto siamo nel raggiungimento dei nostri obiettivi.

Non ci sono emozioni inutili ma ogni emozione ha un ruolo e una funzione specifica.

Regolazione emotiva
È importante saper gestire le proprie emozioni per non restarne soffocati, quando diventano troppo intense e difficili da gestire. Quando si parla di regolazione delle emozioni si intende la capacità di fronteggiare e governare le proprie emozioni, grazie alla regolazione emotiva si può modificare uno stato emotivo inadeguato al contesto del momento con uno più funzionale.
Sono state individuate da Gross (1999) cinque strategie che si incastonano sul processo di formazione dell’emozione:

1. Evitare lo stimolo emotivamente rilevante: le persone possono aumentare, mantenere o diminuire le emozioni positive o negative, prendendo le distanze o avvicinandosi a situazioni o persone;
2. Intervenire alternando l’ambiente circostante: la persona modifica l’ambiente circostante per alternare l’impatto emotivo che ha la situazione stessa;
3. Ri-orientamento dell’attenzione:

a. Distrazione – la persona si concentra su aspetti non emotivi della situazione o sposta l’attenzione su qualcosa di esterno;
b. Concentrazione – la persona si concentra su alcuni aspetti salienti della situazione;
c. Ruminazione – la persona si focalizza su sentimenti conseguenti alla situazione;
4. Rivalutazione della situazione: l’individuo cerca di modificare la propria valutazione di una situazione in modo tale da modificarne il significato emotivo;
5. Modulazione della risposta: questa tecnica agisce una volta che l’emozione è in corso, ad esempio contare fino a 10 prima che la rabbia emerga. Fanno parte di questa strategia la soppressione della risposta, l’uso di farmaci sedativi, la condivisione sociale, lo sfogo e tecniche di rilassamento.

In un momento di incertezza e timore come quello che ci troviamo a vivere ora a causa dell’emergenza Covid 19 è molto importante non farsi sopraffare e riuscire a monitorare le proprie emozioni.

 

Tania Morelli

Nata a Trento nel 1990, dopo la laurea in Studi Internazionali ha scelto di modificare il proprio percorso e si è avvicinata alla psicologia. Durante un periodo in cui ha vissuto in Germania si è interessata all’integrazione degli italiani nel Paese, argomento della sua tesi di laurea con la quale si è laureata in Psicologia clinica presso l’Università degli Studi di Torino nel 2017. L’interesse per la giurisprudenza l’ha portata a concludere un Master in Psicologia Giuridica presso l’ITAT di Torino e dal 2019 collabora con il Tribunale di Trento come consulente psicologo. Tania è specializzanda in psicoterapia dinamica integrata presso il Centro Psicologia Dinamica di Padova.

Si è avvicinata al mondo delle dipendenze grazie al tirocinio post lauream ed attualmente lavora presso la Comunità Terapeutica la Casa di Giano.

comunicazione, emozioni, pillole di psicologia, psicologia, regolazione emotiva, tania morelli

1 Commento. Nuovo commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Compila questo campo
Compila questo campo
Inserisci un indirizzo email valido.
Devi accettare i termini per procedere