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La capacità di mutare: resilienza

“Quando la freschezza del mattino è stata sostituita dalla stanchezza del mezzogiorno, quando i muscoli delle gambe sentono la stanchezza, la scalata sembra infinita, e improvvisamente nulla va come avresti desiderato, è allora che non devi esitare”.

(Dag Hammarskjöld – Premio Nobel per la pace)

Il termine resilienza è poliedrico, il suo significato varia in base all’ambito in cui si prende in considerazione. Se parliamo di resilienza in fisica meccanica allora ci riferiamo alla resistenza di un materiale alla deformazione e alla rottura e alla sua capacità di riprendere la forma iniziale; in biologica invece si riferisce alla capacità di un sistema di tornare al proprio stato di equilibrio dopo un evento impetuoso.

Quando parliamo di resilienza in psicologia ci riferiamo ad un concetto dinamico, che indica la capacità dell’individuo di fronteggiare un evento traumatico ritrovando il proprio equilibrio precedente al trauma, resistere e migliorare, riorganizzare la propria vita in senso positivo nonostante le difficoltà che si possono incontrare senza farsi travolgere.

 

Chi è resiliente?

Tutti noi possiamo essere resilienti, avremmo solo dei livelli diversi!

Le persone con elevati livelli di resilienza sono in grado di esaminare se stessi in modo sincero, riescono a mantenersi ad una certa distanza fisica ed emozionale rispetto ai problemi che incontrano ma senza negarli, riuscendo ad affrontarli in maniera razionale, riescono a stabilire rapporti intimi e soddisfacenti con le altre persone ed infine possiedono i valori accettati dalla società di cui fanno parte.

La resilienza non vuol dire solo resistere ma è essere in grado di usare l’esperienza nata da situazioni difficoltose per costruire il proprio futuro. Essa è determinata da un insieme mutevole di fattori, quelli soggettivi, relativi alla personalità del soggetto e dalla loro interazione con l’ambiente e la società in cui la persona è inserita.

La resilienza è quindi una funzione psichica, ma non è semplicemente presente o assente in un individuo, comporta infatti pensieri, comportamenti ed azioni che possono essere appresi da tutti noi.

 

Fattori protettivi e fattori di rischio

Parlando di resilienza non possiamo tralasciare due ordini di fattori che influenzano notevolmente i risvolti di questo costrutto, mi riferisco ai fattori protettivi ed ai fattori di rischio.

Con riferimento ai fattori protettivi, si possono descrivere come quelli compensano o bilanciano gli effetti del rischio e delle avversità che la persona incontra nella sua vita. Pensiamo ad un bambino che cresce in un contesto avverso, i fattori protettivi saranno quelli che potranno concorrere a ridurre la probabilità che il bambino sviluppo in futuro problemi sul piano del funzionamento psicologico e sociale (Es: abuso di sostanze o condotte devianti).

Garmezy nel 1985 individuò tre categorie di fattori protettivi:

  • I fattori ambientali, come i sistemi di supporto della comunità (ES: programmi di assistenza per bambini)
  • Fattori familiari (adulti di riferimento e supporto familiare, essere il primo genito…)
  • Caratteristiche individuali del bambino (temperamento, buona autostima, sensibilità, locus of control interno…).

I fattori di rischio, al contrario dei quelli protettivi, espongono ad una maggiore vulnerabilità rispetto agli eventi negativi ed avversi.

Alcuni fattori di rischio possono essere i seguenti:

  • Fattori emozionali, sia individuali come avere una bassa autostima, sia interpersonali, come essere esclusi dal gruppo dei pari o essere isolati;
  • Fattori familiari (conflitti intra-familiari, scarsa presenza degli adulti di riferimento)
  • Fattori di sviluppo (DSA o ritardo mentale)
  • Abuso o esperienza fortemente traumatiche

Nel 2014 Franca Cantoni ha riconosciuto cinque componenti che concorrono a sviluppare la resilienza:

  1. L’ottimismo – disposizione a vedere il lato positivo delle cose, aiuta a vedere le cose (negative) con maggiore tranquillità e trovare soluzioni più facilmente
  2. L’autostima – ad alta autostima corrisponde generalmente buona capacità di tollerare le critiche e maggiore fiducia nelle proprie capacità
  3. La robustezza psicologica formata da tre sottocategorie:
    1. Il controllo – saper controllare l’ambiente mobilitando risorse adeguate per affrontare la situazione
    2. L’impegno – definire obiettivi significativi per facilitare la visione positiva dei problemi che si affrontano
    3. La sfida – vedere i cambiamenti come opportunità di crescita e non come minaccia alle proprie sicurezze
  4. Le emozioni positive: focalizzarsi su ciò che si ha e piuttosto che su ciò che si vorrebbe avere
  5. Il supporto sociale: sentirsi ed essere effettivamente oggetto di amore e cure, essere apprezzato e stimato dagli altri

 

Come aumentare la propria resilienza?

Attraverso un lavoro terapeutico è possibile mettere in pratica e migliorare la propria resilienza, solitamente questo tipo di lavoro si fonda sulla possibilità che l’individuo faccia delle trasformazioni cognitive – punti di svolta – relative a idee, comportamenti ed emozioni per imparare successivamente e superare eventi negativi.

Per aumentare la resilienza possiamo:

  • Fissare piccoli obiettivi più facili da raggiungere
  • Coltivare una visione positiva di sé stessi
  • Prendersi cura di sé
  • Coltivare relazioni sociali e non isolarsi
  • Essere ottimisti e accettare la realtà
  • Essere parte attiva del cambiamento

 

Tania Morelli

Nata a Trento nel 1990, dopo la laurea in Studi Internazionali ha scelto di modificare il proprio percorso e si è avvicinata alla psicologia. Durante un periodo in cui ha vissuto in Germania si è interessata all’integrazione degli italiani nel Paese, argomento della sua tesi di laurea con la quale si è laureata in Psicologia clinica presso l’Università degli Studi di Torino nel 2017. L’interesse per la giurisprudenza l’ha portata a concludere un Master in Psicologia Giuridica presso l’ITAT di Torino e dal 2019 collabora con il Tribunale di Trento come consulente psicologo. Tania è specializzanda in psicoterapia dinamica integrata presso il Centro Psicologia Dinamica di Padova.

Si è avvicinata al mondo delle dipendenze grazie al tirocinio post lauream ed attualmente lavora presso la Comunità Terapeutica la Casa di Giano.

 

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2 Commenti. Nuovo commento

  • Giampietro Voltolini
    Novembre 12, 2020 7:42 pm

    Si bello l’articolo come l’altro mi dà sembrare da pensare in modo positivo , comunque non è così semplice io penso che la fatica più grande sia quella di fermarsi e di riflettere sulle emozioni che ci capitano durante la giornata . grazie ancora per l’articolo.

    Rispondi

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