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Sogni da aquila o sogni da pollo?

Parlare di sogni ora, dopo un anno e mezzo di pandemia, non è facile. Forse ci innervosisce anche un po’. In effetti, che cosa hanno a che fare i sogni con la dura prova di realtà che abbiamo tutti affrontato? Nei mesi scorsi l’orizzonte del possibile è sembrato chiudersi; isolamento, paura e sofferenza hanno rimandato o distrutto tanti progetti e frustrato molti desideri. E allora, perché parlare di sogni? Laici, religiosi, ospiti delle comunità terapeutiche F.I.C.T., volontari e studenti hanno deciso di confrontarsi provando a rispondere a questa domanda. L’occasione è stata l’evento online “Tempo di sogni – i desideri dei giovani per un futuro da costruire insieme”, avvenuto il 1 giugno e promosso dalla Caritas italiana e dalle associazioni del Tavolo Ecclesiale Dipendenze, con la partecipazione di don Davide Banzato, don Alberto Ravagnani e Nek.

Nell’incontro, introdotto da un breve video realizzato dal Centro Trentino di Solidarietà, sono emerse alcune parole chiave che mi hanno colpito, per cui ve le racconto.

Desiderio

I sogni son desideri. Questo lo sappiamo tutti; del resto ci ha pensato il signor Disney a insegnarlo ai bambini di tutto il mondo (vi ricordate Cenerentola?). Il desiderio è la forza propulsiva del sogno, il suo motore: il sogno nasce da un desiderio e dal desiderio viene tenuto vivo, rafforzato e rinnovato. Ma c’è dell’altro. Se guardiamo la radice della parola “desiderio” troviamo le stelle (in latino sidera): il desiderio è apertura al cielo infinito delle stelle, è una spinta ad alzarci al di sopra di noi stessi, a volare verso l’alto. Dunque, se il sogno è desiderio, e se il desiderio rimanda alle stelle, anche il sogno è per sua essenza aperto a una dimensione più ampia di quella finita, più “celeste” di quella “terrestre”.

In termini concreti, che cosa significa tutto questo?

Individuale e collettivo

La riposta più concisa e diretta che si possa dare è che i sogni non sono mai (solo) individuali, ma sempre (anche) collettivi. Il mio sogno, in altre parole, parte certo da me, dalla mia specifica storia, dalla mia personalità, ma finisce su qualcosa di altro e ulteriore: gli altri, l’Altro. Dice don Alberto Ravagnani, prete youtuber brianzolo: “Noi non siamo fatti per bastare a noi stessi; non possiamo essere il principio e la fine dei nostri sogni”. Insomma, un sogno puramente individuale, che punti solo alla realizzazione del singolo, non funziona, non basta, non rende felici: un sogno funziona se è più grande di noi, se ci spinge a trascenderci; la nostra vita diventa feconda se proviamo a rendere feconda la vita di un altro; possiamo essere felici se la nostra felicità è condivisa. Conclude don Alberto: “Quello che ci vuole non sono sogni da polli ma da aquile: sogni che sappiano volare”.

Minaccia e fallimento

Finché siamo impegnati a fare progetti, o a dare vita ai nostri desideri, tutto sembra andare per il meglio. Ma che cosa succede quando un sogno viene minacciato o, peggio ancora, quando un sogno fallisce? La prima osservazione da fare è che la minaccia e la mancanza fanno parte dei sogni, perché se non sentissimo un vuoto da colmare non avremmo nemmeno dei desideri. Per coltivare un sogno, di conseguenza, dobbiamo essere capaci di confrontarci con la mancanza: dobbiamo imparare ad attendere, ad avere pazienza. Chi pretende, chi è impaziente, rischia invece di distruggere i sogni, perché non riesce a conciliare i propri desideri con i tempi imposti dalla vita. Ma attenzione: attendere non significa “stare fermi ad aspettare”, ma “essere protesi”, “tendere-a”, non perdere di vista la meta.

Seconda osservazione: certo i sogni possono fallire, ma i sogni condivisi e collettivi sono più forti dei sogni individuali. Questo è vero per almeno due ragioni: innanzitutto perché saremo più motivati a portare avanti il nostro sogno, nonostante le difficoltà e gli imprevisti; in secondo luogo perché gli altri saranno al nostro fianco, potranno darci sostegno e in ogni caso ci saranno. E questo è il primo passo perché i sogni, piano piano, diventino realtà.

Libertà

Ci vuole coraggio per sognare? Sì, ci vuole “cuore”, afferma il parroco di Busto Arstizio. Che cosa significa “cuore”? Il cuore è il luogo della libertà: per sognare, per desiderare, per fare dei propri sogni un progetto di vita non bastano le emozioni e i nudi pensieri, ma ci vuole libertà. E la libertà è il libero arbitrio, è la capacità di fare delle scelte, di essere soggetti attivi della propria vita. Libertà significa avere il coraggio di compromettersi: “Se non hai il coraggio di fare delle scelte i sogni te li puoi scordare”. E aggiunge per concludere don Davide Banzato, prete e conduttore televisivo padovano: “Per realizzare i propri sogni ci vuole il coraggio di dire di sì”.

Sogni da aquile, coraggio da leoni!

 

 

 

Viola Ducati

Viola è volontaria del Servizio Civile Universale.

Ha 25 anni, una laurea magistrale in filosofia e molta voglia di darsi da fare.

Le piacciono i boschi, le albe, gli incontri inaspettati.

 

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