Non è stata una semplice inaugurazione.

Alla Casa di Giano, la comunità terapeutica del Centro Trentino di Solidarietà, l’evento “Come una farfalla” ha trasformato l’apertura di una cucina in un racconto collettivo di cura, ospitalità e memoria condivisa, alla presenza di tutti gli ospiti della comunità, di alcuni rappresentanti de “La Casa sulla Roccia” di Avellino e dei rappresentanti dell’Associazione 27giugno Onlus. Una cerimonia sobria e intensa, capace di unire Nord e Sud attraverso gesti quotidiani e simboli che parlano a tutti. Gli ospiti, accolti da musica lieve, hanno ricevuto una piccola farfalla di carta su cui scrivere una parola legata all’ospitalità: “ascolto”, “casa”, “attenzione”.

Danza di farfalle in volo. Opera collettiva

 

Le farfalle sono state raccolte e poi appese a un ramo, trasformato in un’installazione che ha dato forma visibile al tema della giornata: la cura nasce dall’ospitalità. Nel discorso di apertura, il focus si è spostato subito dal luogo al significato: “Oggi non inauguriamo soltanto una cucina. Inauguriamo uno spazio in cui la cura prende forma nei gesti quotidiani.”

Un messaggio chiaro: la cura non è un concetto astratto, ma un’azione concreta che passa da mani che preparano, apparecchiano, puliscono, accolgono. Un linguaggio semplice, quotidiano, ma capace di generare comunità.

Il momento centrale è stato dedicato a Laura, figura di riferimento per entrambe le comunità, che ci ha lasciato poco più di due anni fa.

I brevi interventi – un collega, uno dei figli, una rappresentante della Casa sulla Roccia di Avellino – hanno restituito un ritratto fatto di gesti più che di parole. Non una commemorazione, ma la conferma di un’eredità educativa che continua a generare vita: una presenza discreta, un modo di accogliere, una cura che non si impone ma accompagna.

La comunità di Avellino ha consegnato un dono simbolico, una tela con le foto di Laura, ricambiato con un grembiule nero: segno del servizio e richiamo all’origine della parola “terapia”, dal greco therapeuein, “servire, prendersi cura”.

Le due comunità si sono prese l’impegno di scrivere e firmare una Carta dell’Ospitalità. Un patto semplice e concreto, destinato a essere esposto negli spazi comuni come promemoria quotidiano.

Lo scoprimento della targa ha sancito l’intitolazione della cucina: “Perché ogni pasto può diventare un gesto di cura e ogni tavola un luogo di accoglienza.”

La cucina è stata realizzata grazie al contributo dell’Associazione 27giugno Onlus, realtà radicata nel territorio trentino che da anni sostiene percorsi di inclusione e autonomia per persone in situazione di fragilità. Il sostegno alla nuova cucina della Casa di Giano non è solo un contributo materiale: è un investimento in un modo di intendere la comunità come luogo di rinascita, relazione e reciprocità.

Subito dopo, il rito della tavola ha offerto il momento più evocativo. Il pranzo conviviale ha unito tradizioni culinarie diverse, trasformando il menù in un ponte simbolico tra territori e storie. Sui tavoli, cartoncini con domande aperte – “Quando ti sei sentito accolto?”, “Quale gesto di ospitalità ricordi con gratitudine?” – ha stimolato conversazioni spontanee e intime, restituendo alla tavola il suo valore originario: un luogo dove la vita si racconta.

“Come una farfalla” non ha celebrato solo un’intitolazione. Ha reso visibile un modo di intendere la cura: quotidiana, concreta, condivisa. Una cucina che diventa comunità. Una tavola che diventa casa. Un gesto che diventa volo.

Antonio Simula

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Compila questo campo
Compila questo campo
Inserisci un indirizzo email valido.
Devi accettare i termini per procedere

arrow_upward