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Le nuove dipendenze e il riscoprirsi comunità

       Parlando di tossicodipendenza viene subito in mente la dipendenza da fattori chimici che alterano il nostro organismo: fumo, alcol, stupefacenti e altre droghe che producono gravi danni neurologici e sociali incalcolabili. Accanto alle sempre più nuove e più insidiose dipendenze “chimiche”, quelle di tipo “tecnologico” sembrano non meno gravi. Eppure le nuove dipendenze minano il nostro equilibrio psicologico e si stanno diffondendo in maniera esponenziale coinvolgendo sempre più persone. Sono queste, senza levare nulla alle dipendenze da fattori chimici, che minacciano il mondo giovanile. Nell’adolescenza le dipendenze più frequenti sono relative ai giochi di ruolo ed ai social networks. In età adulta invece, i sintomi più frequenti sono scatenati dai giochi d’azzardo, dalla ricerca smaniosa di informazioni e dal desiderio compulsivo di visitare siti pornografici.

            L’uso eccessivo di strumenti tecnologici può spiegare alcuni disagi nell’interazione sociale, l’umore, la personalità, l’etica sul posto di lavoro, relazioni, processi di pensiero, o la privazione del sonno. Utenti che giocano compulsivamente, isolandosi dalla famiglia e dagli amici o da altre forme di contatto sociale, e si concentrano quasi esclusivamente sui risultati nel videogioco piuttosto che altri eventi della vita. Frequenti i casi di impiegati interdetti da internet perché connessi soprattutto ai social network.

L’ultima frontiera delle dipendenze è la “tablet-patia” e si sta diffondendo tra i giovanissimi, ma non solo. Abuso di internet, abuso dei social digitali. Strumenti straordinari che se usati male diventano diabolici. Si fa sempre più fatica a staccarsi dal cellulare connesso con il mondo e dallo scambio continuo di presunte informazioni o comunicazioni che esso genera. Un evidente segnale della gravità di questo fenomeno è l’aumento degli incidenti stradali a causa dell’utilizzo del cellulare mentre si è alla guida. #MollaStoTelefono e #GuardaLaStrada è la campagna di sensibilizzazione promossa dall’Aci nazionale contro le distrazioni alla guida legate all’uso dello smartphone.

Mai come oggi, la società umana è stata caratterizzata dal ricorso alla dipendenza. E anche tralasciando la tecnologia e i media siamo sempre fortemente dipendenti da qualcosa, ad esempio dal prestigio sociale e economico, dai giudizi degli altri.

Si pensi alla mania del fitness, cioè il bisogno continuo di andare in palestra. Il bisogno di un corpo che non è mai scolpito come ci sogniamo. E così si è perennemente in posizione di svantaggio. Si pensi alla tanoressia, quella mania continua di essere abbronzati. Tempo fa ci si vergognava avere la pelle scura perché era quella del contadino e dunque segno di povertà. Oggi la pelle scura è diventata segno di possibilità economica, di vacanze.

Perché questa continua proliferazione di dipendenze in una società fondata sull’autodeterminazione e indipendenza? Le dipendenze sono sintomi di sofferenza da combattere. E l’uomo per sua natura, quando viene al mondo, si muove con due obiettivi: rimuovere il dolore e ricercare il piacere. Ma cosa addolora costì tanto l’uomo in questo nostro tempo? In una società che vive sul mito dell’immagine, della competizione, dell’efficienza, dove si è continuamente in sfida, tutto quello che non ti rende efficiente, competitivo, esteticamente attraente è sorgente di dolore. Tutti gli accorgimenti, l’ossessione dell’estetica, diventa una compensazione legata a sentimenti di frustrazione e quindi una ricerca del piacere immediato.

Come vanno trattate tutte queste dipendenze? Occorre agire inserendo un codice di disciplina rispetto all’uso delle tecnologie. Il primo antidoto alla dipendenza da tablet è l’esercizio alla disconnessione: #MollaStoTelefono. Un esercizio che dobbiamo fare prima di tutto noi adulti. E poi l’altra medicina, utile per la cura di ogni male, è il coltivare le relazioni, perché sia il dolore che il piacere vengono dalla relazione. Sono i rapporti umani calorosi e gratificanti, il riscoprirsi essere comunità, la medicina che ci fa stare bene e che ci toglie dalla solitudine. Una comunità che sia sinonimo di ricchezza spirituale e non di impoverimento o mortificazione reciproca e dove nessuno sia in secondo piano o ne resti fuori. Sono le famiglie, come comunità di vita, di partecipazione, di gioia e di maturazione personale, dove si parla, che tolgono il pungiglione del dolore legato ad una società competitiva a tutti i costi.

Le macchine e la chimica possono solo darci l’illusione di essere la risposta e le tossicodipendenze antiche e moderne si curano in un modo solo: ritrovare il gusto di appartenersi gli uni gli altri.

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