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Associazione Famiglie "Progetto Uomo"

L’Associazione Famiglie di Progetto Uomo Onlus nasce nel 1989 grazie all’iniziativa di un gruppo di volontari che si occupa delle seguenti attività:

  • Attività di volontariato presso le strutture del C.T.S.;
  • Collaborazione attiva con il Centro di Ricerca&Studio del C.T.S. e con altre associazioni nell’ambito della prevenzione e del disagio;
  • Gruppi di auto mutuo aiuto per supportare i nuclei familiari di persone con problemi di dipendenza (droga, alcool, etc.) e di disagio psichico.
  • Centro di Ascolto per genitori e famigliari di persone con problemi comportamentali e abuso di alcool e droga. Il servizio è gratuito.
  • Corsi di formazione per volontari operanti sul Territorio.

FILOSOFIA del PROGETTO UOMO

Siamo qui perché non c’è alcun rifugio dove nasconderci da noi stessi.

Fino a quando una persona non confronta se stessa negli occhi e nei cuori degli altri, scappa.

Fino a che non permette loro di condividere i suoi segreti, non ha scampo da questi.

Timoroso di essere conosciuto, né può conoscere se stesso né altri, sarà solo.

Dove altro, e non nei nostri punti comuni, possiamo trovare un tale specchio?

Qui insieme una persona può alla fine manifestarsi chiaramente a se stessa, non come il gigante dei suoi sogni, né il nano delle sue paure, ma come un uomo parte di un tutto con il suo contributo da offrire.

Su questo terreno noi possiamo tutti mettere radici e crescere non più soli come nella morte, ma vivi a noi stessi e agli altri.

 

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Storiche volontarie del Centro:
Marta, Rosanna e al centro la presidente Lucia

Dove siamo

ASSOCIAZIONE FAMIGLIE di PROGETTO UOMO onlus

C. so 3 Novembre, 132 – 38122 TRENTO
Tel. 0461/933179 – fax 0461/331107

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Il volontariato nelle associazioni

Un volontariato senza formazione è un volontariato che porta danni. Un volontariato non passivo ed assistenzialista, ma un volontariato che sappia essere attivo, costruttivo e sappia essere seme nella società e seme per la società.

Il volontariato sembra essere diventato un tema di moda: ne parlano diverse leggi nazionali e provinciali, ne discutono i sociologi e gli economisti. Per questo bisogna evitare equivoci e cogliere con attenzione gli aspetti specifici. Il volontariato è un mondo particolarmente complesso. Ci sono molti generi di “volontari”. Sono volontari i giovani che una volta alla settimana salgono sulle autolettighe della Croce Verde, sono volontari le persone che mettono in piedi cooperative a livello internazionale con grosse implicazioni anche di carattere organizzativo, economico, gestionale. È volontario l’educatore scout che si occupa di educazione. Sono volontari tutti coloro che sono dediti al mondo della sofferenza e della solitudine. Rientrano nel volontariato persone che lavorano a livello parrocchiale, per esempio nella Caritas. Poi c’è invece la maggioranza silenziosa dei volontari, costituita da quelli che operano nella realtà, nel silenzio, nel nascondimento, senza essere militanti di Associazioni di volontariato. Essere volontari è un lavoro molto impegnativo: ci vuole costanza, perseveranza, chiarezza, disponibilità ed attenzione, ma è anche una scuola dove si imparano tante cose incredibili ed affascinanti della sfera umana. Possiamo imparare ad ascoltare i bisogni dell’altro, cercando di avere ben chiaro quanto siamo disposti a dare, facendo attenzione a non andare oltre alla nostra reale disponibilità, essendo così consapevoli dei nostri limiti. Il rapporto tra il “paziente”, l’ospite, l’utente o come vogliamo chiamarlo, in base al servizio che offriamo e alla struttura in cui ci troviamo ad operare, e il volontario non deve essere una relazione d’amicizia, è indispensabile stipulare una specie di contratto dove i nostri ruoli siano ben chiari, sia per tutelare le nostre energie, sia per evitare di invadere campi che non ci competono. È estremamente importante comprendere quale sia il nostro ruolo di volontario e attenersi strettamente ad esso. Dico questo perché, presi dall’entusiasmo e dalla smania di fare, può capitare che, in buona fede, si compiano errori che poi ricadono non solo sulla persona che desideriamo aiutare, ma anche su tutto il gruppo. Essere inseriti in una struttura associativa comporta una serie di regole da osservare, giuste o sbagliate che sembrino.

 

Per quanto possa aver sofferto, per quante povertà e privazioni possa avere sopportato, ogni persona contiene una fecondità che non si lascia mai totalmente estinguere dalle sofferenze e dalle privazioni subite. Il volontariato è costituito da persone che sono convinte di questo, e quindi esprimono la solidarietà a favore di individui, famiglie e intere collettività in condizione di disagio, povertà, esclusione sociale o deprivazione ambientale. La base ispiratrice del volontariato sociale sta nella solidarietà collaborativa tra i cittadini, e presupposto fondamentale di questa solidarietà è la rimozione degli ostacoli alla piena realizzazione umana e sociale di ogni singolo cittadino (articolo 2 della Costituzione). Un grande evento ecclesiale ha condizionato positivamente la storia del volontariato a partire dagli anni Sessanta: il Concilio Vaticano II. Il concilio ha spinto anche il volontariato a una revisione dei propri obiettivi, per superare un assistenzialismo dalle prospettive troppo ristrette, non più conciliabile con un’idea di promozione umana, integrale, dei destinatari del proprio servizio. Chi fa volontariato è mediamente spinto da un grande spirito di generosità. Chi vuole rendere socialmente efficace il volontariato deve imparare a coniugare generosità con intelligenza, passione con competenza, spinta utopica con realismo organizzativo. Io credo che acquisire maggiore coscienza di ciò che facciamo, delle implicazioni legislative, sociali, culturali sia in qualche modo doveroso.

 

ELEMENTI CARATTERIZZANTI DEL VOLONTARIATO

Quali sono gli elementi unificanti del volontariato? Il primo è la gratuità del servizio. Questo elemento oggi non è affatto scontato. Il DNA del volontariato è costituito dalla gratuità. Chi fa volontariato si impegna non per ricevere una remunerazione (che può essere di vari modi, può essere anche di tipo indiretto, non necessariamente economica, immediata), ma essenzialmente per scelta libera tesa a svolgere un servizio gratuito. Il clima sociale complessivo sembra improntato tutto al servirsi: servirsi delle cose, servirsi della natura, servirsi del denaro e dei beni fino al rischio di “servirsi” delle stesse persone. Servire è il dono disinteressato della propria disponibilità personale. Quando si dona il proprio tempo e la propria competenza gratuitamente, si trasmette un messaggio di ottimismo e di speranza: l’unico motivo per cui faccio questo è che credo che tu valga qualcosa, ho fiducia in te e sono qui perché mi stai a cuore. La gratuità rende il volontariato libero da condizionamenti di tipo politico o economico, che invece possono pesare su altre espressioni della solidarietà organizzata. Grazie a questa libertà il volontariato può incidere nella costruzione di politiche sociali che davvero facciano gli interessi degli ultimi. La seconda motivazione è la generosità della motivazione. Il volontario, dovunque esso operi, che faccia l’educatore dei portatori di handicap o degli anziani, che metta in piedi una cooperativa, fa questo essenzialmente per aiutare gli altri, cioè lo fa con generosità. Non vi è dubbio che, come in ogni attività, in questo realizza anche se stesso. Credo che lo scopo della vita sia essere felici. Chi di noi fa volontariato sperimenta ogni giorno che l’unico modo di essere veramente felici sia di fare la felicità degli altri. Ognuno di noi sa quanto c’è di gratificante, commovente, di motivo di gioia nell’aiutare gli altri. Che poi da questo derivi anche una realizzazione di sé in termini umani, di questo non solo non dobbiamo dispiacercene ma dobbiamo anzi in qualche modo essere lieti. La terza e l’ultima di queste ragioni, che identificano, è che il servizio è diretto essenzialmente ai più deboli. Noi dovendo servire, cioè scegliere nell’ambito del volontariato, scegliamo i malati, gli anziani, le persone sole, i giovani nel campo dell’educazione, i carcerati, gli immigrati che vengono da Paesi poveri, che vengono maltrattati. È necessario promuovere la persona in difficoltà, al di là e contro la logica dell’assistenzialismo. Questo significa aiutare chi fa più fatica ad essere protagonista della propria vita e capace di affrontare in prima persona la situazione di sofferenza in cui si trova. Per dirla con l’antica saggezza cinese: “Se uno ti chiede un pesce, non dargli il pesce, ma insegnagli a pescare”. In questa prospettiva, ci vuole ben altro che una generosità momentanea, ma una presenza qualificata, costante e attenta, che stimoli le persone in difficoltà a prendere coscienza delle proprie risorse e potenzialità, e a svilupparle verso una sempre maggiore autosufficienza e autonomia. L’obiettivo del volontariato come promozione umana è dunque fare in modo che ogni persona riesca a “prendersi in mano” la propria esistenza.

IL VOLONTARIATO SOCIALE

Un punto che vorrei affrontare riguarda il volontariato sociale e gli interventi istituzionali. Il volontariato sociale intelligente non solo si impegna in ciò che fa cercando di svolgere un’azione a favore delle persone più bisognose, ma si pone anche il problema di trovare soluzioni strutturali alle cause dell’emarginazione e dell’indigenza. Succede invece spesso di incontrare nel volontariato cattolico e nel volontariato laico un atteggiamento superficiale di netta separazione tra la generosità dell’intervento caritatevole e l’opportunità di impegnarsi a livello strutturale e politico. È molto facile trovare oggi tra i volontari un atteggiamento anti-politico. Si fanno cose buone ma si considera la politica una cosa sporca, da cui stare alla larga. Dietro questo atteggiamento c’è una miopia incredibile. Se noi aiutiamo queste persone, ovviamente auspichiamo che la soluzione dei loro problemi arrivi, non vi è dubbio che la gran parte della soluzione di questi problemi non venga risolta dai volontari ma sia sostanzialmente risolta in sede istituzionale. Fino a prova contraria le leggi si fanno in Parlamento e di conseguenza anche i volontari devono imparare a confrontarsi con la dimensione istituzionale, ad acquisire una competenza istituzionale per concorrere a fare approvare leggi sugli anziani, sugli immigrati, sull’impegno educativo ecc. Nel volontariato è indispensabile un recupero di intelligenza politica. Ciò non vuol dire che ciascuno di noi che fa volontariato deve fare politica. Ciò è impossibile. Ognuno deve fare bene le cose che è capace di fare. Ma è obbligatorio conoscere la politica e incidere da cittadini sulle scelte politiche. Non è accettabile che dalla bocca di un volontario intelligente si ascolti la frase: “Tanto la politica è roba sporca, la politica non ci interessa”. Invece ci interessa moltissimo, vogliamo che la politica faccia bene il suo mestiere perché purtroppo le implicazioni dei gesti politici sul nostro lavoro di volontari sono estremamente alte.

LA FORMAZIONE DEI VOLONTARI

Un secondo punto che vorrei toccare riguarda il problema della formazione dei volontari. La condivisione vera ed il volontariato efficace non possono essere abbandonati all’improvvisazione e ad una generica buona volontà. Anche l’aiuto è un’impresa difficile e delicata. Soprattutto di fronte alle nuove povertà occorre una vera capacità di lettura della realtà ed un’adeguata competenza. Per questo è necessario formarsi per servire. Una formazione che interessa diversi livelli: interessa l’autenticità e la verifica continua delle motivazioni e interessa la capacità di agire insieme con la lucidità e la maturità che richiedono situazioni spesso difficili e drammatiche. Per il volontariato è dunque indispensabile un impegno formativo continuo che permetta alla persona una crescita costante e simultanea su due livelli: 1. quello delle motivazioni; 2. quello tecnico-operativo (il sapere e il saper fare). Formarsi al volontariato non è quindi un toglier tempo alla carità per inutili chiacchiere, ma è un elemento costitutivo della stessa condivisione per essere veramente idonei a servire. Noi stiamo andando verso una società sempre più complessa da tutti i punti di vista, complessa per gli stimoli che arrivano alle persone, le possibilità che sono offerte da tutti i punti di vista, l’articolazione culturale che toglie i riferimenti comuni. La società complessa rende complesso anche l’impegno dei volontari e più in generale nel campo educativo. Le famiglie hanno riferimenti culturali molto più differenziati, mentre prima si poteva ritenere di aver un ambiente di riferimento abbastanza costante. Pensate cosa è l’azione della televisione a favore della violenza che tocca i bambini. C’è una violenza insita nella televisione che non è più arginata dall’azione educativa della famiglia. C’è una violenza nella società che diseduca i giovani e c’è una carenza nell’azione educativa della famiglia dovuta ad un complesso di fenomeni non ultimo quello delle separazione e dei divorzi. Molte delle associazioni di volontariato non sono in grado di fare una formazione adeguata da sole. Però in molti casi senza una adeguata competenza la generosità rischia di fare danni. Pensiamo a gruppi che decidono di occuparsi di tossicodipendenza senza avere le competenze psicologiche e sanitarie necessarie.

VOLONTARIATO E POLITICA

Il tema della formazione è legato a quello della politica. C’è una azione politica del volontariato. Voi fate azione politica. Sono molti i volontari che incidono davvero nel concreto nell’ambito in cui operano. Però bisogna che il volontario abbia coscienza anche di questo impegno, e nel momento in cui ne ha coscienza cerchi di valorizzarla. Tra i modi per valorizzarla c’è il seminare cultura intorno a sé. Capisco che apparentemente seminare cultura non è tra le priorità di un volontario. Io faccio il volontario perché voglio aiutare i bambini o i malati, ma se prendo coscienza del valore dell’impegno che svolgo posso far crescere il livello culturale e di conseguenza migliorare la situazione intorno a me. Il volontario deve quindi essere pienamente consapevole che la causa dei poveri sarà affrontata adeguatamente solo quando essi saranno diventati un caso di coscienza collettivo.

INSIEME SI PUO'

Il volontariato è un fenomeno collettivo. Anche le soluzioni vanno cercate tessendo alleanze e realizzando le più ampie forme di collaborazione. Il volontariato deve insomma stabilire una strategia delle alleanze con le istituzioni. Prima fra tutti è la scuola. Non parlate male della scuola italiana, ha tanti difetti come li hanno le scuole di tutti i Paesi. La scuola resta ancora un patrimonio, c’è ancora un numero elevatissimo di insegnanti che insegnano con una dedizione, con un’attenzione, con un’intelligenza che devono essere valorizzate. Importante è pure il collegamento con il mondo ecclesiale. Il volontariato dunque non può pretendere di fare tutto da solo: sarebbe impossibile, oltre che sbagliato. Per ottenere risultati migliori e soprattutto nell’ottica della vera promozione delle persone, il volontariato ha bisogno di avvalersi dei servizi e delle risorse sociali presenti sul territorio e di collaborare con le altre realtà che possono contribuire a risolvere i problemi dei più deboli, in modo che ognuno possa dare il meglio di sé. Non sempre e non dappertutto il volontariato ne è capace. La collaborazione richiede certamente tempo e anche fatica, ma può fare nascere diverse e più ricche strategie di intervento. Per questo motivo il tempo dedicato al collegamento e al coordinamento con altre realtà e alla partecipazione civile non è tempo rubato a chi è nel disagio, ma anzi è tempo investito per poter offrire servizi migliori svolti da persone più competenti.

DIRITTI E DOVERI DEL PERSONALE

 

RAPPORTO VOLONTARI-DIPENDENTI

Normalmente tra volontari e dipendenti si instaura un clima di collaborazione e di fiducia reciproci in cui i dipendenti generalmente non mostrano difficoltà ad essere affiancati da volontari anche se permangono alcune aree problematiche: da parte degli operatori dipendenti:

Per ovviare a questi problemi e per gestire questi rapporti è necessario: · prevedere una maggior continuità di rapporto, in modo che gli stessi volontari si trovino ad operare prevalentemente con gli stessi operatori; · coinvolgere gli operatori nella fase di inserimento dei volontari; · favorire momenti di coesione e di cooperazione; · progettare percorsi formativi che vedano la compresenza di dipendenti e di volontari al fine di aumentare la reciproca conoscenza, di definire i ruoli e di individuare aree di collaborazione, di responsabilità specifiche; · prevedere momenti regolari di incontro per la stesura e la revisione dei progetti.

CONCLUSIONI

Nell’esercitare il nostro impegno non dobbiamo dimenticare mai l’antica massima che non basta curare, occorre prevenire. Il volontariato serve soprattutto a curare, a occuparsi di situazioni di disagio sociale, ma è indispensabile che il volontariato stesso si impegni per rimuovere le cause di certe forme di disagio sociale. Pensate al Gruppo Abele. Si è molto spostato al punto tale che oggi è numericamente meno presente sull’aiuto ai drogati come era nato e come faceva un tempo ed è molto più spostato su azioni che sembrerebbero para politiche, tanto per intenderci, o pre-politiche, in qualche modo. Pensate a cos’è il problema della devianza dei ragazzi, che cos’è il problema oggi a livello della scuola, della dispersione scolastica questo è il problema centrale per esempio. Ci sono delle zone nell’Italia meridionale in cui la dispersione scolastica, cioè i ragazzi che abbandonano la scuola, sono nell’ordine il 20-25%. Questo apre qualunque spazio alla devianza da tutti i punti di vista. Allora la battaglia contro la dispersione scolastica assume maggiore importanza che non l’intervento su un numero limitato di persone, ad esempio i boy scout vanno e aprono un gruppetto scout alla periferia di Napoli dove raccolgono i ragazzi abbandonati. Benissimo! Guai se non lo facessero. Perché questa azione abbia un risultato è necessario un collegamento con altre forze perché da soli non è possibile risolvere il problema: i volontari si mettono insieme e risolvono il problema della dispersione scolastica, è chiaro che non è pensabile. Questo passa attraverso una serie di interventi molti dei quali saranno anche legislativi. Oggi noi abbiamo una duplice funzione. Innanzitutto quella della testimonianza che non può essere abbandonata, se viene abbandonata cade la ragione d’essere del volontariato. La testimonianza è fondamentale nella identità del volontario. Accanto a questa esiste una dimensione politica che non solo non va respinta o irrisa ma che deve essere gestita con il massimo di intelligenza e di rigore. Poi ci sono alcune caratteristiche di questo volontario. Le caratteristiche non possono che essere quelle dell’ottimismo, della fiducia. Il recupero nella fiducia delle cose semplici. Oggi noi abbiamo un grande bisogno di recupero di virtù elementari: la lealtà, l’impegnarsi nel meritare fiducia, la capacità di ascoltare e di accogliere gli altri, la solidarietà. Questo è il cemento su cui il volontariato si regge ed è un cemento che consente alla nostra società di svilupparsi non solo dal punto di vista economico ma anche da quello morale. Per imparare queste cose è fondamentale seguire dei corsi permanenti di formazione tenuti da personale esperto e partecipare a regolari incontri con il gruppo dove vengono sviscerati eventuali dubbi o problemi. Il gruppo, a mio parere, è molto importante, perché serve da contenitore in cui posare le proprie paure ed ansie e rappresenta lo spazio dove rapportarsi con gli altri. Così attraverso il confronto e la condivisione si stabiliscono, di volta in volta, le strategie da seguire per il buon funzionamento del servizio. In qualche modo deve anche essere uno strumento di controllo: nessuno dovrebbe lavorare come se fosse da solo ed ogni azione che si compie deve sempre essere strettamente collegata alle modalità di comportamento stabilite dal gruppo.